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Martina Nardi

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Aggiornato il 4 Febbraio 2026 da Martina Nardi

Cosa Fare se si Perde la Dichiarazione di Conformità di Installazione Scaldabagno a Gas

La Dichiarazione di Conformità, spesso chiamata “Di.Co.” o “DICO”, è il documento con cui l’impresa installatrice abilitata attesta che l’impianto è stato realizzato a regola d’arte e in conformità alla normativa vigente, dopo aver effettuato le verifiche previste. Per uno scaldabagno a gas, la dichiarazione non riguarda solo “l’apparecchio”, ma l’intervento sull’impianto gas e sull’allacciamento, e normalmente comprende anche allegati tecnici come relazione sui materiali e schema dell’impianto o parti di esso, in funzione del lavoro svolto. La base normativa in Italia è il D.M. 37/2008, che disciplina gli impianti all’interno degli edifici e prevede il rilascio della dichiarazione a fine lavori.

Perché è importante? Perché la Di.Co. serve a dimostrare che l’installazione è stata fatta correttamente e che l’impianto può essere utilizzato e manutenuto in condizioni di sicurezza. Inoltre, la dichiarazione può essere richiesta in diverse circostanze pratiche: compravendite e locazioni, pratiche edilizie, richieste di agibilità, gestione condominiale, o anche per iter legati all’attivazione o modifica della fornitura gas, dove spesso entrano in gioco linee guida e procedure del settore gas. Quando la dichiarazione si perde, il problema non è solo “manca un foglio”: si perde una prova documentale che può diventare determinante in caso di contestazioni, incidenti, manutenzioni straordinarie o verifiche. La cosa giusta da fare è ricostruire il documento o, se non è possibile, adottare un percorso alternativo compatibile con la normativa e con l’età dell’impianto.

Indice

  • Prima mossa: ricostruire quando e da chi è stato installato lo scaldabagno
  • Se conosci l’installatore: come chiedere una copia in modo efficace
  • Se l’installatore non è reperibile o l’impresa ha chiuso: cosa fare subito
  • Dichiarazione di Rispondenza: quando può sostituire la Di.Co. e quando no
  • Se l’installazione è post-2008 e la Di.Co. è persa: la strada più solida
  • Se ti serve la documentazione per la fornitura gas o per pratiche urgenti
  • Come ricostruire un “fascicolo impianto” anche se il documento originale non si trova
  • Prevenzione per il futuro: come conservare correttamente Di.Co. e allegati
  • Conclusioni
  • Articoli Simili

Prima mossa: ricostruire quando e da chi è stato installato lo scaldabagno

La strategia per recuperare la Di.Co. dipende da una variabile chiave: la data dell’installazione e l’impresa che ha eseguito i lavori. Prima di telefonare a chiunque, conviene ricostruire i dati minimi. Cerca fatture, ricevute, preventivi, rapporti di intervento, libretti dell’apparecchio con timbri, etichette con data di installazione, o eventuali allegati consegnati a suo tempo. Anche un verbale di consegna dell’immobile, un atto di compravendita o un fascicolo tecnico possono contenere riferimenti al nome dell’installatore o al periodo dei lavori.

Questa ricostruzione serve per due ragioni operative. La prima è capire se l’installazione rientra nel regime del D.M. 37/2008 o se è precedente. La seconda è individuare chi potrebbe avere copia della documentazione. Nella prassi l’impresa installatrice mantiene una copia della documentazione e, in molti casi, è davvero la via più rapida per recuperarla.

Se conosci l’installatore: come chiedere una copia in modo efficace

Se riesci a identificare l’impresa o il tecnico che ha installato lo scaldabagno, il recupero più semplice è chiedere una copia della dichiarazione e dei relativi allegati. La richiesta dovrebbe essere precisa: indica indirizzo dell’immobile, data o periodo dell’intervento, tipo di apparecchio, e qualunque numero di documento o fattura che aiuti la ricerca. Una richiesta generica del tipo “mi serve la DICO” può perdersi nel rumore amministrativo; una richiesta con riferimenti puntuali ha molte più probabilità di essere evasa.

È importante anche chiarire cosa ti serve davvero. In molti casi non basta la pagina principale della Di.Co., ma anche gli allegati tecnici obbligatori previsti per quel tipo di impianto e intervento, perché spesso sono quelli che “completano” il fascicolo e vengono richiesti in caso di verifiche o pratiche.

Se l’impresa esiste ancora, ma sostiene di non avere più nulla, non è il momento di discutere “chi doveva conservarla”. È più efficace chiedere una ricerca interna e, se necessario, chiedere almeno una copia del modello compilato o dei dati essenziali (numero pratica, data, riferimenti), per poter poi tentare altre strade come la ricerca presso lo Sportello Unico per l’Edilizia, dove in alcune casistiche la documentazione viene depositata o richiamata in pratiche edilizie.

Se l’installatore non è reperibile o l’impresa ha chiuso: cosa fare subito

Se l’installatore non è reperibile, l’impresa ha cessato attività o non riesci a identificarla, devi spostarti su altre fonti documentali. Le più frequenti sono l’amministratore di condominio, se si tratta di impianto condominiale o se l’installazione è stata gestita tramite lavori condominiali, e i precedenti proprietari, se hai acquistato da poco. Nei passaggi di proprietà e nelle consegne di documentazione tecnica, la Di.Co. dovrebbe idealmente essere inclusa. In pratica spesso non accade, ma vale la pena tentare perché è la via più rapida e “pulita”.

Un’altra pista è il fascicolo edilizio o le pratiche depositate: in alcune situazioni, soprattutto quando l’installazione è avvenuta nell’ambito di lavori edilizi più ampi, la dichiarazione o i suoi estremi possono essere stati allegati a pratiche comunali. Qui serve realismo: non sempre troverai la Di.Co. depositata integralmente, ma potresti trovare riferimenti che ti permettono di ricostruire chi l’ha emessa o di dimostrare che l’impianto era stato certificato in un determinato momento.

Dichiarazione di Rispondenza: quando può sostituire la Di.Co. e quando no

Molte persone, quando smarriscono la Di.Co., sentono parlare di “Di.Ri.”, cioè la Dichiarazione di Rispondenza. È essenziale non confondere le due cose. La Di.Ri. è un documento sostitutivo della Di.Co. in casi specifici e non è utilizzabile liberamente per qualunque impianto. In particolare, la Di.Ri. è concepita come sostitutiva per impianti realizzati prima dell’entrata in vigore del D.M. 37/2008, cioè prima del 27 marzo 2008, quando la Di.Co. non è disponibile o non è mai stata prodotta.

Questo punto ha un effetto pratico enorme: se lo scaldabagno a gas è stato installato dopo il 27 marzo 2008, non puoi “sanare” la perdita della Di.Co. emettendo una Di.Ri. come scorciatoia. Per impianti post-2008 la strada ordinaria resta il recupero della Di.Co. dall’impresa installatrice o, se si interviene sull’impianto, il rilascio di una nuova Di.Co. limitata ai lavori effettivamente eseguiti, non una “ricertificazione totale” retroattiva.

Se invece l’impianto è antecedente al 27 marzo 2008 e la Di.Co. è irreperibile, la Di.Ri. può essere la soluzione corretta, ma deve essere rilasciata da un tecnico abilitato con requisiti specifici e dopo opportune verifiche di rispondenza dell’impianto.

Se l’installazione è post-2008 e la Di.Co. è persa: la strada più solida

Se lo scaldabagno è stato installato dopo l’entrata in vigore del D.M. 37/2008 e non riesci a recuperare la Di.Co. originale, la strada più solida è impostare un percorso documentale basato su fatti verificabili e, se necessario, su un intervento tecnico reale. Nella pratica, questo spesso significa chiamare un’impresa abilitata e fare una verifica dell’impianto, distinguendo tra due piani. Il primo è la sicurezza e la conformità dell’impianto rispetto alle norme applicabili e alle condizioni attuali. Il secondo è la documentazione: l’impresa può rilasciare una dichiarazione di conformità solo per lavori che esegue e per ciò di cui si assume responsabilità come impresa esecutrice, non per “ricreare” retroattivamente un documento di un’altra impresa senza aver eseguito nulla.

In alcuni casi, se lo scaldabagno è stato sostituito o se si eseguono opere di adeguamento, spostamento, modifica delle tubazioni, rifacimento collegamenti o installazione di dispositivi di sicurezza, la nuova impresa rilascerà la Di.Co. relativa a quell’intervento. Questo non “cancella” il fatto che manca la Di.Co. storica, ma crea un nuovo riferimento documentale che dimostra che la parte di impianto interessata è stata realizzata o verificata nel rispetto della regola dell’arte. Il punto è essere trasparenti: evitare scorciatoie documentali e costruire un fascicolo aggiornato e difendibile.

Se ti serve la documentazione per la fornitura gas o per pratiche urgenti

Ci sono casi in cui la perdita della Di.Co. diventa urgente perché devi attivare o riattivare la fornitura gas, fare una voltura, o perché un controllo richiede documentazione. In questi contesti, oltre alla ricerca del documento, può essere necessario coordinarsi con un’impresa abilitata e con il distributore o con i soggetti che gestiscono le procedure del settore gas. In pratica, se manca la Di.Co. e nessuno la recupera, potresti dover passare per un intervento tecnico con relativa documentazione aggiornata, in modo che l’impianto sia verificato e tracciato.

La gestione corretta, qui, è non improvvisare: ogni scorciatoia rischia di creare un problema più grande, perché in ambito gas la sicurezza e la tracciabilità sono centrali.

Come ricostruire un “fascicolo impianto” anche se il documento originale non si trova

Anche quando il documento originale non è recuperabile, è utile creare un fascicolo ordinato con tutto ciò che puoi mettere insieme. Questo include prove dell’intervento, come fatture o rapporti, manuali e schede dell’apparecchio, libretti e registri di manutenzione se presenti, eventuali fotografie del posizionamento e dell’installazione, e soprattutto una relazione tecnica aggiornata se un professionista ha verificato l’impianto. Questo fascicolo non è la Di.Co., ma riduce enormemente il rischio di “vuoto documentale totale” e dimostra che stai gestendo l’impianto con diligenza.

In caso di vendita o locazione, questo approccio è pragmatico: non sempre risolve l’obbligo documentale in senso stretto, ma riduce contestazioni perché mostra che l’impianto è stato controllato e che esistono elementi oggettivi. Inoltre, se in futuro dovessi recuperare la Di.Co. originale, potrai inserirla in un fascicolo già strutturato.

Prevenzione per il futuro: come conservare correttamente Di.Co. e allegati

Una volta risolto il problema, vale la pena impostare una conservazione robusta. La Di.Co. e gli allegati vanno conservati per tutta la vita utile dell’impianto, perché possono essere richiesti in qualsiasi momento per controlli, lavori successivi o trasferimenti dell’immobile. La pratica più efficace è avere sia una copia cartacea in un fascicolo dedicato sia una copia digitale scannerizzata in un archivio ordinato. La copia digitale non sostituisce sempre l’originale, ma ti salva in caso di smarrimento fisico.

È utile anche annotare i riferimenti dell’impresa installatrice, con numero di telefono e dati, perché a distanza di anni recuperare informazioni diventa più difficile. Se l’immobile è in comproprietà o in condominio, condividere il fascicolo con chi deve gestire manutenzione e pratiche riduce il rischio di nuove perdite.

Conclusioni

Se perdi la Dichiarazione di Conformità dell’installazione di uno scaldabagno a gas, il percorso giusto parte da due domande: quando è stato installato e chi ha eseguito i lavori. Se l’impianto è pre-27 marzo 2008 e la Di.Co. è irreperibile, la Dichiarazione di Rispondenza può essere la soluzione sostitutiva corretta, rilasciata da tecnico abilitato dopo verifiche. Se invece l’installazione è post-2008, la Di.Ri. non è la scorciatoia giusta: la priorità è recuperare la Di.Co. dall’installatore o, se ciò non è possibile, costruire un percorso tecnico-documentale basato su interventi reali e verifiche, con rilascio di documentazione coerente con ciò che viene effettivamente eseguito.

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Filed Under: Consumatori

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About Martina Nardi

Martina Nardi è una vera e propria appassionata di tutto ciò che riguarda il mondo degli hobby creativi e dei lavori domestici. Con un occhio attento ai dettagli e una passione innata per il fai da te, Martina ha dedicato il suo tempo all'apprendimento e alla perfezione di varie tecniche, che vanno dalla pittura all'uncinetto, dalla giardinaggio alla gestione casalinga.

Il suo sito è un ricco compendio di guide, consigli e trucchi del mestiere, frutto delle sue numerose esperienze e sperimentazioni. Ogni articolo pubblicato riflette l'amore di Martina per l'arte manuale e la sua capacità di trasmettere, in modo semplice e chiaro, nozioni anche complesse a chi si avvicina per la prima volta a questi mondi.

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