Zucchero o Miele nelle Diete – Come Scegliere

Lo zucchero semolato classico apporta per 100 gr circa 387 calorie, ma si tratta di calorie vuote nel senso che non apportano nutrienti essenziali. Il 100% dei carboidrati contenuto nello zucchero semolato inoltre è costituito da saccarosio.

Il miele apporta per 100 gr circa 304 calorie, contiene 1,5 % di saccarosio mentre la parte restante è costituita da fruttosio e glucosio che, non essendo legati insieme, fanno sì che il miele venga digerito in modo diverso dallo zucchero.

Il miele contiene anche vitamine, in particolare la vitamina C e minerali. Dal punto di vista nutrizionale è quindi meglio consumare miele che zucchero.

Tuttavia questo vale soprattutto per lo sportivo che ha bisogno di energia immediata, ma chi è a dieta deve comunque limitarsi ad un cucchiaino di miele al posto dello zucchero perchè comunque molto calorico. Scegliere miele al posto dello zucchero significa anche consumarne meno in quanto ha un potere dolcificante maggiore rispetto a quest’ultimo.

Bisogna dire cheil consumo di una quantità così limitata fornisce nutrienti essenziali in quantità irrisoria. Mangiando una mela ad esempio si assumerebbero più vitamine e minerali che consumando un cucchiaino di miele.

Il miele crudo in particolare non avendo subito un processo di lavorazione mantiene inalterate le sue qualità nutrizionali ed in oltre contiene dei particolari tipi di carboidrati, gli oligosaccaridi, che apportano benefici all’organismo abbassando la glicemia e i livelli di colesterolo nel sangue, aiutando quindi coloro che soffrono di diabete.


Cosa Bisogna Sapere sui Funghi

Le specie fungine, che, per carnosità e dimensioni, possono essere prese in considerazione dal punto di vista alimentare sono in Italia circa 1.400.
Dall’aspetto esterno possono essere distinte in

Funghi tipicamente sprovvisti di gambo e di cappello.
Funghi di forma globosa o di uovo.
Funghi a forma di clava, di coppa, di orecchio, di alberello, di favo.

funghi

Sotto l’aspetto mangereccio, i funghi si distinguono, soprattutto, in mangerecci e velenosi, è da tener presente che, nello stesso genere botanico, si hanno specie dell’uno e dell’altro tipo, molto spesso di non facile distinzione tra loro.
Devono essere quindi raccolti da persone molto esperte, e che per pratica, sappiano distinguere le varietà mangerecce, e vendute tenendo conto dei regolamenti formulati dai decreti sanitari.
L’elenco base dei funghi eduli commerciabili è il seguente:

Prataiolo.
Ovolo, cocco, fungo imperiale.
Chiodini, famigliola buona, sementino.
Porcino, moreccio, ceppatello.
Pinarolo domestico.
Ditola rossa e gialla.
Gallinaccio, galletto.
Prugnolo, prugnolo bastardo.
Stecchino, spinarolo, dentino.
Bubbola, o puppola.
Vescia maggiore, vescia.
Agarico delizioso, lapocendro buono.
Spugnola gialla, trippetto.
Spugnola bruna.
Pioppino.
Tartufone.
Trifola bianca.
Tartufo del Perigord.
Tartufo nero di Norcia.

La pericolosità dei vari funghi è diversa, poiché, diversi sono i principi tossici in essi contenuti.
Tra i funghi sicuramente innocui e dotati di pregi alimentari e culinari sono: l’amanita cesarea, il porcino nero, la spugnola gialla, la russola o colombina maggiore, il tartufo bianco del Piemonte.
A questo gruppo appartengono anche il prataiolo e il gallinaccio, i quali però, sono meno pregiati dal punto di vista culinario.
Esistono circa 200 specie di funghi debolmente tossici, per esempio: il Boleto lurido, alcune specie di lattaio o di russula, che hanno in taluni casi provocato dei disturbi, ma che in altri casi sono stati ingeriti in discrete quantità senza provocare un minimo danno.

Tra i funghi tossici si considera massima la tossicità degli ovuli appartenenti al genere Amanita, dei quali soltanto l’amanita cesarea è mangereccia, mentre le altre specie sono tossiche, per la presenza di fallina che resiste ai processi di essiccazione e di cottura.
La fallina agisce, anche in dosi minime, dopo 48 ore di incubazione, con effetto il più delle volte, anche letale.
La specie più pericolosa è l’ovulo malefico.

Un gruppo di funghi è tossico per la presenza di una emolisina che viene però decomposta dal calore e dal succo gastrico; altri sono tossici per la presenza di acido elvellico anch’esso emolitico.
Tra questi ultimi è la Spugnola Bastarda, innocua se consumata cotta o disseccata.
In altri funghi, ad esempio nella Amanita Muscaria L., la tossicità è dovuta principalmente ad un alcaloide, la muscarina, che provoca vomito, sudorazioni, brachicardia, e collasso a brevissima distanza di tempo dalla ingestione.
Ad un altro alcaloide, ossia alla mico-atropina, è dovuta la tossicità dell’Amanita pantherina, che provoca stati di eccitazione, con secchezza delle fauci e delirio; l’incubazione è brevissima.
E’ particolarmente importante riconoscere e distinguere le Amanite commestibili, quali la cesarea, dalle Amanite commestibili, quali la cesarea, dalle Amanite pericolose.

Le Amanite pericolose presentano:

1) Fungo a forma di piccolo ombrello, con lamelle bianche appena sfumate in una tinta citrina o verde pallido.
2) Anello posto a tre quarti dalla base.
3) Volva racchiudente la base del gambo leggermente bulboso.

L’Amanita phalloides inoltre, ha un odore caratteristico, che ricorda quello della colla da falegname.
Da tener presente che il fungo è molto pericoloso quando ha ancora la forma di uovo, perché non si distingue dagli ovuli dell’Amanita cesarea.
Sarebbe utile tagliare l’ovulo a metà, se la sezione si presenta del tutto bianca, o munita da un esile lunetta citrina, si tratta di amanite verna o phalloides; se la lunetta è giallo zafferano si tratta dell’ovulo mangereccio.
Questo riconoscimento purtroppo, può eseguirlo soltanto un esperto, poiché è troppo tenue il limite che separa l’esemplare commestibile da quello molto tossico.

Bisogna inoltre tener presente che è sufficiente un gambo o un pezzo di cappello per provocare un’intossicazione, perciò, durante l’acquisto si deve esigere l’esemplare intero e non dei frammenti.
I funghi, anche se commestibili, vanno consumati entro le 24 ore dalla raccolta, è sconsigliabile utilizzare quelli nei quali la polpa ha cominciato a deteriorarsi, anche se è soltanto all’inizio; neppure quelli che presentano un succo lattiginoso, a meno che non siano rossastri.

In commercio si trovano funghi freschi spontanei e funghi freschi di coltura, funghi secchi in pezzi e in polvere, funghi conservati in salamoia, in aceto, in olio; funghi sterilizzati e surgelati.
Con i funghi vengono inoltre prodotti: estratti e concentrati.
I funghi spontanei sono quelli che si raccolgono nei boschi delle regioni collinari e sub-montane.
In Italia le località più tipiche per la produzione dei funghi si trovano nelle zone prealpine del Piemonte, in Valtellina, in Toscana e in Calabria.

Limitatamente al Prataiolo, si è largamente diffusa la coltivazione artificiale che può essere condotta seguendo tre tecniche diverse.

1) Secondo il sistema francese, la coltura è fatta in sotterranei, cave, grotte, su letti a “cumuli” di letame fresco.
2) Secondo il sistema americano, la coltura avviene in costruzioni e ambienti fuori terra, ove la coltura è realizzata in cassette o ripiani, con letti di substrato pastorizzato.

Seguendo un sistema misto, ossia, iniziando la coltura col sistema americano, e trasportando il letto dopo lo sviluppo del micelio, in sotterranei nei quali si fa crescere il fungo.

I funghi essiccati vanno commerciati in sacchetti costituiti da materiali idonei a preservare il contenuto dall’umidità dell’aria.
Dal punto di vista alimentare, i funghi sono pregiati soprattutto per l’aroma, per il singolare profumo, per i gradevoli piatti che con essi si possono cucinare.
Dal punto di vista nutritivo i funghi freschi non apportano che modeste quantità di principi nutritivi, mentre quelli secchi ne hanno un contenuto apprezzabile.

Funghi freschi
Acqua 90,40 – protidi 2,70 – lipidi 0,30 – glicidi 4,40 – calorie 28.

Funghi secchi
Acqua 25,00 – protidi 36,68 – lipidi 2,70 – glicidi 34,51 – calorie 155.

Le vitamine e i sali minerali sono presenti in modeste quantità nei funghi freschi, mentre sono assenti in quelli essiccati.
Si tratta di un alimento ricco in sostanze proteiche, le cui proteine contengono tutti gli aminoacidi essenziali; solamente gli aminoacidi solforati e il triptofano sono presenti in quantità limitata.
In sostanza, però, si può dire che si tratta di ottime proteine ad elevato valore biologico.
Il prezzo dei funghi è piuttosto alto e, di conseguenza, il consumo è limitato, quindi, i funghi non possono essere valutati per l’apporto nutritivo, ma piuttosto come un gradevole complemento.

 


Come Fare la Voltura Enel

La voltura Enel è l’operazione con cui è possibile cambiare il nominativo del titolare del contratto per la fornitura del servizio di energia elettrica.

Con questa procedura la fornitura non viene interrotta, semplicemente cambia l’intestatario, cioè la persona che paga la bolletta.

La voltura deve quindi essere distinta dalla disdetta, che serve per interrompere la fornitura quando questa non è più necessaria.
Per questa seconda procedura è necessario seguire questa guida sulla disdetta Enel pubblicata su questo sito.

Vediamo come fare la voltura Enel.
Per effettuare l’operazione bisogna andare nel Punto Enel più vicino o chiamare il numero verde 800 900 800 da telefono fisso.
Se si chiama da cellualre bisogna invece utilizzare il numero 199 50 50 55 che è a pagamento.

Prima di chiamare o di andare nel Punto Enel, è però necessario avere a disposizione alcuni dati e documenti.

I dati richiesti sono i seguenti.
Numero cliente, che è presente sulla bolletta, in alto a destra.
Titolo abitativo che attesti la proprietà dell’immobile.
Dati personali del nuovo intestatario, come nome, cognome, codice fiscale e recapito telefonico.
Lettura dal contatore.
Indirizzo di recapito delle bollette.
Potenza e tensione richiesta.
Indirizzo di recapito del vecchio cliente per l’ultima bolletta di chiusura.

I documenti richiesti sono invece i seguenti.
Documento che contiene una dichiarazione di regolare possesso dell’immobile per il quale si richiede la fornitura.
Autocertificazione di residenza, se la persona ha la residenza nell’abitazione per cui si richiede la fornitura.
Copia di un documento di identità valido del nuovo intestatario.

Una volta che si hanno tutti questi dati e documenti a disposizione, è possibile avviare la procedura per la voltura.


Le Caratteristiche dei Tartufi

Il nome Tartufo ha provenienza latina e significa tubero di terra, nello specifico si tratta di funghi dal profumo e dal sapore caratteristico e molto apprezzato.

Tra le caratteristiche principali hanno quella di essere completamente sotterranei, infatti il tartufo vero e proprio altro non e’ che il corpo fruttifero del fungo che a differenza dei funghi piu’ comuni cresce sottoterra. Un’altra caratteristica e’ il loro stile di vita, infatti vivono nella stragrande maggioranza dei casi in simbiosi con le radici di alcune piante.

Questa loro particolarita’ unita alle precise esigenze ambientali rende questo fungo difficile da trovare, limitato alla presenza in alcune zone tipiche e soprattutto difficile, se non impossibile, da coltivare. Sebbene in questo senso si stanno facendo molti progressi non e’ ancora cosi’ semplice “piantare” dei tartufi nel proprio giardino.

Le piante con cui solitamente entrano in simbiosi sono querce, pioppi, tiglio, ma anche faggio, castagno e cisto, piu’ raramente con il nocciolo.

Era l’800 quando, sembra proprio per fare alcuni studi sui tartufi, si scopri’ una strana associazione tra le radici di alcune specie di piante superiori e il micelio dei funghi, sebbene questo tipo di convivenza fu notata gia’ da Teofrasto ancor prima della nascita di Cristo.

Successivi studi verificarono come tra le piante superiori e i funghi si realizzasse una sorta di reciproco aiuto nel reperimento delle sostanze nutrive, tale associazione infatti viene definita simbiosi, dove cioe’ ogni singola specie che vi fa parte ne trae vantaggio senza causare danni alle altre specie.

In particolare cio’ che avviene e’ che i filamenti che costituiscono il micelio del fungo, ossia le ife vanno a sostituire parzialmente o del tutto i peli radicali della radice, favorendo il reperimento delle sostanze nutritive semlici e dell’acqua, infatti e’ stato dimostrato come questa simbiosi sia favorita negli strati di terreno in cui e’ piu’ forte la presenza di sostanza organica che necessita di essere demolita in sostanze semplici affinche’ le piante possano utilizzarla.

In cambio ovviamente il fungo ottiene dalla pianta i composti elaborati necessari alla sua sopravvivenza.

Si e’ visto come nelle radici degli alberi micorrizati dal tartufo si crea un vero e proprio mantello di ife al punto da far si che la radice stessa non sia a diretto contatto col terreno.

Proprio questa caratteristica sta favorendo gli studi nel campo della coltivazione del tartufo, infatti buoni risultati si sono ottenuti coltivando piante con cui caratteristicamente il tartufo entra in simbiosi, piante che prima di essere piantate sono state “inseminate” con le spore del fungo. Ma ancora molto c’e’ da fare prima di arrivare ad una coltivazione massiccia del tartufo, e soprattutto sono altri fattori che comunque entrano in gioco.

Abbiamo visto come affinche’ ci siano i tartufi e’ necessario che ci siano alcune piante con cui questo fungo e’ in grado di creare una simbiosi. Ma questa esigenza non e’ da sola sufficiente a garantirne la presenza, un fattore importante e’ anche quello ambientale.

Prediligono i terreni calcarei, argillosi, non troppo soleggiati e un clima tendenzialmente temperato.

Il tartufo bianco o di Alba, Tuber magnatum, che e’ quello piu’ pregiato, matura i propri frutti in autunno-inverno, cresce allo stato spontaneo in Piemonte, il peso dei singoli tartufi puo’ variare da pochi grammi a qualche centinaio, ma la possibilita’ di trovarne particolarmente grandi e’ piuttosto remota. Il tartufo nero o di Norcia, Tuber malanosporum invece matura i prorpi frutti anche a primavera inoltrata.

Chi volesse cimentarsi nella raccolta dovra’ armarsi di molta pazienza e affidarsi alla fortuna, infatti i luoghi dove sono piu’ presenti sono custoditi gelosamente dai conoscitori, sara’ comunque impossibile avere successo senza l’aiuto del fiuto di un buon cane addestrato.

Una volta che il cane ha fiutato il tartufoe comincia a scavare sara’ bene allontanarlo e proseguire nell’opera con pazienza e attenzione, prima di utilizzarlo va solo delicatamente spazzolato al fine di eliminare ogni residuo di terriccio.

Crudi, utilizzati in piatti svariati, affettati, tagliati a dadini o grattuggiati, gli usi e gli accostamenti sono davvero infiniti, un modo interessante ad esempio di mantenere un tartufo per qualche tempo e’ quello di ricoprirlo con del riso, quest’ultimo alla fine assorbira’ il suo caratteristico profumo regalando un risotto eccezionale.

Dal punto di vista nutrizionale contiene numerosi componenti, spiccano un buon livello di proteine e sali minerali, risulta facilmente digeribile, anche perche’ non se ne ingeriscono quantita’ elevate. Un’ultima nota, sembra che gia’ da tempi antichi il tartufo fosse apprezzato per le sue caratteristiche afrodisiache.

Una curiosita’: L’inconfondibile profumo e caratteristico aroma spinge gli animali selvatici a mangiare i tartufi, questo favorisce la diffusione delle spore e quindi la sua riproduzione.


Cosa Sono le Tapezzanti

L’uso delle specie tappezzanti nasce da esigenze diverse, alcune anche piuttosto pratiche. In linea generale l’uso e’ rivolto alla copertura di piccole aree, alla creazione di bordure o piccole chiazze colorate nel giardino o nelle aiuole.

Un uso che riscontra un certo interesse nella pratica giardinieristica e’ sicuramente quello di sostituzione alle essenze da prato o per il controllo delle infestanti. E’ evidente che la spinta a ricorrere alle piante tappezzanti scaturisce in tutti quei spazi dove altre soluzioni sono mano o affatto adatte. Immaginiamo una scarpata, o uno spazio un po’ in ombra e non particolarmente frequentato, in questi, e in molti altri, casi pensare ad un prato potrebbe essere troppo dispendioso in termini di lavoro, oppure poco produttivo, o anche solamente troppo scomodo.

Scelto il luogo, in cui inserire le tappezzanti, sara’ necessario provvedere ad una accurata rimozione di tutte le infestanti presenti, comprese le radici, e’ bene assicurarsi che questa lavorazione sia compiuta in modo efficace. Successivamente si procede ad una buona concimazione organica con conseguente interramento. In base alla scelta delle specie vegetali piu’ idonee e piu’ gradite si procedera’ alla loro messa a dimora rispettando la giusta distanza tra le piante. Va tenuto presente comunque che sono necessarie un buon numero di piantine che andranno seguite con una certa costanza per almeno i primi due anni, successivamente pero’ si potranno lasciare indisturbate.

Per avere ancora meno lavoro si potrebbe pensare ad un sistema di irrigazione con tubi gocciolanti o con piccoli spruzzatori.

La scelta delle piante va indirizzata in base alle caratteristiche climatiche dello spazio verde e in base ai propri gusti, di seguito un breve elenco delle specie piu’ comuni.