Il poliestere sorge come filamento sintetico ottenuto da reazioni di policondensazione tra acido tereftalico e glicole etilenico, un intreccio molecolare che resiste alla maggior parte dei solventi e non assorbe acqua nella propria struttura interna come fanno le fibre naturali. Questa caratteristica spiega perché si asciuga in un attimo ma, d’altro lato, teme le temperature elevate che possono rilassare gli orientamenti cristallini e lasciare lucide chiazze permanenti. Per la lavatrice, dunque, la soglia massima sicura si colloca a quaranta gradi; superarla non aggiunge potere detergente perché le macchie idrofile restano in superficie, pronte a essere staccate dall’azione meccanica e dal tensioattivo anche in acqua tiepida.
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Saper leggere l’etichetta e interpretare i simboli come una mappa di sicurezza
I produttori indicano la temperatura di lavaggio non soltanto per la fibra ma per la tintura e per le cuciture che tengono insieme il capo. Un poliestere nero potrebbe reggere sessanta gradi se il colorante disperse dye non sanguina, mentre una fantasia sublimata necessita di limiti stretti, pena l’effetto “tona su tono” dopo poche ore di tamburo. Al simbolo del lavaggio si accompagna spesso il quadrato con cerchio, segno di asciugatura meccanica: se barrato, l’aria calda del dryer formerebbe pieghe lucide nelle zone di attrito; in sua assenza, l’etichetta invita a stendere in orizzontale, così il peso dell’acqua non deforma il tessuto ancora plastico.
Dosare il detersivo per evitare patine opache e cariche elettrostatiche
La superficie idrofoba del poliestere respinge parte della soluzione liquida, perciò un eccesso di detersivo non penetra ma rimane come sottile film che, una volta asciutto, spegne la brillantezza dei colori e favorisce l’elettricità statica. Un cucchiaio di prodotto liquido per cinque chilogrammi di biancheria è sufficiente se si utilizza acqua declorata con durezza media; in aree molto calciche ha senso aggiungere una puntina di sequestrante oppure scegliere formulazioni “hard-water” già bilanciate. L’ammorbidente, se impiegato, va diluito al doppio della dose proposta in etichetta: il catione quaternario si fissa sulla fibra e, in eccesso, crea strisce quasi cerose visibili in controluce.
Affrontare le macchie con pretrattamenti selettivi e acqua tiepida come alleata
Le zone unte di grasso o di cosmetici reagiscono bene al sapone di Marsiglia passato con movimento circolare mentre il tessuto è ancora asciutto: il sapone, un tensioattivo naturale anionico, emulsiona il lipide e lo rende solubile già a trentacinque gradi. Per i residui proteici di sudore basta una soluzione di bicarbonato e acqua stesa per dieci minuti; l’alcalinità blanda scinde i legami acido-ammide senza intaccare la fibra. Le tracce di erba, invece, cedono all’alcol denaturato tamponato con batuffolo, poiché la clorofilla precipita davanti a un solvente organico; conviene tuttavia testare l’alcol su cucitura interna per escludere effetti sulla stampa.
Scegliere il ciclo e la centrifuga in funzione del volume di carico
Il programma sintetici abbina un tempo di lavaggio più breve e una velocità di rotazione intermedia, intorno ai novecento giri; ciò evita la compressione delle pieghe che poi si trasformano in grinze indelebili sotto il calore dell’asciugatura. Se il cestello è mezzo vuoto, meglio alzare la centrifuga a milleduecento giri per espellere più acqua e ridurre l’esposizione al calore della fase di dryer o di stenditura; con carico pieno è preferibile restare sui novecento perché l’inerzia dei capi in turbolenza potrebbe stressare le cuciture.
Gestire l’asciugatura come parte integrante del lavaggio
Appena il ciclo termina, lasciare il poliestere nel cestello accumula umidità fra strati impermeabili e genera odori di “stagnante”; conviene scuotere ogni capo e appenderlo su grucce imbottite in luogo ventilato. Se si ricorre all’asciugatrice, scegliere il programma “delicati sintetici” che conclude con aria fredda di raffreddamento: la fibra scende sotto i sessanta gradi prima di fermarsi, scongiurando la lucidatura da contatto con il tamburo caldo. Nei pile da trekking questo passaggio ristabilisce il loft, cioè il volume delle micro-piramidi che intrappolano aria isolante.
Stirare soltanto se indispensabile e con protezione termica
Un poliestere ben teso sullo stendino raramente richiede ferro da stiro; qualora servisse, si imposta il termostato su “sintetici”, equivalente a centodieci centigradi, e si interpone un panno di cotone leggero. Il vapore si usa a distanza, mai a contatto: il getto diretto, condensandosi, potrebbe macchiare le stampe transfer sublimatiche. Le arricciature di tulle o gli inserti trasparenti si distendono posando peso di libri per qualche ora, evitando così il rischio di fori puntiformi da ferro.
Affrontare l’usura a lungo termine con lavaggi consapevoli
Ogni ciclo in lavatrice implica attrito che genera micro-fibre; per ridurre la dispersione nell’acqua, capovolgere i capi prima del carico e usarli in sacchetti in rete fine rallenta l’azione meccanica. Una temperatura inferiore ai quaranta gradi, oltre a prevenire sbiadimenti, conserva l’elasticità dei filati poliuretanici spesso intrecciati con il poliestere per dar forma a leggings o costumi da bagno; l’elastan perde infatti il trenta per cento della resilienza sopra i sessanta gradi dopo dieci cicli. Diluire il detersivo e limitarsi a due risciacqui evita l’accumulo di schiuma che intasa le maglie del tessuto, donando sensazione di “plasticoso” al tatto.