Abitare in Condominio – Consigli Utili

Le liti più comuni e più numerose avvengono, almeno in Italia, tra vicini di casa, l’intolleranza, il mancato rispetto delle persone e delle regole, il considerarsi più furbo dell’altro, sono le cause che portano ad una vita comune impossibile che, spesso, scaturisce in disaccordi verbali ed a volte liti molto animate. Andare d’accordo però è possibile e non è nemmeno troppo difficile.

Parti da un presupposto fondamentale, ogni condomino ha un suo regolamento, detto appunto condominiale, ed ogni condomino è tenuto a rispettarlo. Tale regolamento è allegato agli atti dell’acquisto dei singoli appartamenti e viene automaticamente accettato, al momento della stipula del contratto. Risulta essere una sorta di contratto multilaterale stilato tra tutti coloro che sono o saranno condomini. Quindi basta applicarlo, con un minimo di criterio e di buon senso, e le liti saranno automaticamente ridotte di numero.

Tra i motivi di litigio e di contesa vi sono gli spazi condominiali, per esempio il pianerottolo, anche se serve all’ingresso del tuo appartamento, non è un’appendice dello stesso, ma è da considerarsi alla stregua delle scale: se il regolamento non lo vieta espressamente, puoi collocarvi piante, oggetti ornamentali a patto che fungano da abbellimento della zona interessata e che non creino intralci o situazioni di pericolo.

Un’altra nota dolente dei rapporti condominiali è data dal parcheggio: delimitata un’area adibita a tale funzione, se lo spazio non è sufficiente per tutti i condomini, la decisione più saggia è il turno a rotazione: ovviamente il buon senso ammette la possibilità di parcheggiare temporaneamente vicino all’entrata di casa, anche ostacolando per un po’ il traffico veicolare, qualora debba scendere dall’auto in questione, un invalido, bimbi in carrozzella o persone con bustoni di spesa. Tale esigenza straordinaria fa si che, a turno, tutti possano usufruire di quella condizione.


Come Fare l’Ammorbidente in Casa

L’ammorbidente fatto in casa è molto semplice e rapido, sul nostro sito abbiamo già avuto modo di spiegarvi come realizzare il detersivo ecologico e il deterviso fatto in casa quindi non ci restava che passare all’ammorbidente.

Con l’ammorbidente fatto in casa andiamo a chiudere il cerchio dei detersivi a basso costo, la realizzazione è molto semplice e veloce e con pochi piccoli ingredienti riuscirete a rendere morbidissimo e profumatissimo il vostro bucato.

Ora vediamo cosa serve per l’ammorbidente fatto in casa

-1 litro di aceto bianco di vino

-5 gocce di oli essenziali di menta o lavanda

Ora vediamo insieme come preparare l’ammorbidente fatto in casa:

-Prendete una bottiglia di plastica usata e risciacquatela abbondantemente con acqua corrente e fatela asciugare

-Versate al suo interno 1 litro di aceto bianco di vino e le 5 gocce di oli essenziali ( in base all’olio scelto avrete la profumazione )

-Chiudete la bottiglia e scuotetela in modo che gli ingredienti si uniscano perfettamente

-Lasciate risposare per un paio d’ore e il gioco è fatto

Come avete potuto vedere l’ammorbidente fatto in casa è molto semplice da realizzare, di seguito vi indicheremo un ulteriore ricetta:

-1 flacone di detersivo liquido, pulito

-150 gr di acido citrico

-30 gocce di olio essenziale di lavanda

-Acqua quanto basta

Procedimento

-Mettete all’interno del flacone di plastica l’acido citrico

-Aggiungete dell’acqua fino a riempire tutto il flacone

-Chiudete il flacone e agitate per bene

-Attendete circa 2 minuti e aggiungete le gocce di oli essenziali

-Mescolate bene e lasciate riposare per qualche minuto

Il vostro ammorbidente fatto in casa è ora pronto, come avete potuto notare il procedimento è molto semplice e gli ingredienti necessari sono molto facili da reperire.

L’ammorbidente fatto in casa oltre a farvi risparmiare un mucchio di soldi vi aiuterà a rispettare di più l’ambiente circostante. Quella proposta è solo una delle soluzioni possibili per fare un ammorbidente, per altre possibilità è possibile vedere questa guida sull’ammorbidente fai da te su questo blog.

Ultima raccomandazione, le prime volte fate le prove con dei capi vecchi.


Come Abbassare il Cavallo dei Pantaloni

La parte dei pantaloni chiamata cavallo e il punto di raccordo tra le due gambe. Ora, se dovessi sentire che i tuoi pantaloni tirano fastidiosamente ogni volta che fai un passo e per concederti la giusta libertà di movimento dovrai provvedere abbassando il cavallo. Per farlo segui i passaggi riportati in questa guida.

Il primo procedimento che devi adottare consiste nel rivoltare i pantaloni sul rovescio, tirando una gamba dentro l’altra. Puoi farlo tenendo con una mano i pantaloni per l’orlo, quindi infila l’altra mano nell’apertura della vita e falla scendere fino al fondo di una gamba. Ora fai uscire la mano dall’apertura in fondo e afferra entrambe gli orli insieme sulle cuciture interne. Adesso ritira il braccio e la mano risalendo lungo la gamba del pantalone e tenendo saldamente le cuciture.

A questo punto, continua il lavoro infilando i pantaloni sulla parte più stretta dell’ asse da stiro, posizionando la punta del cavallo, ovvero dove tutte le cuciture si incontrano, al centro. Quando avrai eseguito questa operazione, con un marcatore per tessuto fai in segno a sei millimetri sotto il punto di intersezione delle cuciture, abbassandolo verso la gamba. Ora da entrambi i lati della nuova punta del cavallo, misura otto o dieci centimetri in direzione della vita e segna. Con il marcatore o il gesso dasarto traccai la nuova curva del cavallo, come illustrato nella foto di questo passo.

A questo punto, con un punto lungo di imbastitura, ricuci provvisoriamente la curva del cavallo sulla nuova linea tracciata precedentemente. Adesso dovrai rifilare il margine di cucitura a un centimetro e mezzo e prova i pantaloni modificati. Se i pantaloni vestono bene, continua il lavoro, mentre se senti la necessità di abbassare il cavallo di altri sei millimetri, ripeti i passaggi precedenti. Una volta risolto, esegui la cucitura definitiva a punto dritto, lunghezza due millimetri e mezzo tre.


Come Propagare le Rose

Le rose sono fiori ricchi di significato, se ti hanno regalato un mazzo di rose che per te sono da associare a una sensazione di amore, allora perché non rendere quella rosa recisa una pianta che ogni anno e a ogni sua fioritura ti regalerà la stessa emozione? Ecco quindi come propagare una pianta di rose da una rosa recisa.

Per prima cosa assicurati che la canna della rosa sia di una certa lunghezza, taglia quindi la canna nel punto appena sopra la prima gemma rivolta verso l’esterno.Togli tutte le foglie e ramoscelli dalla canna e utilizzando guanti appropriati anche le spine.Taglia quindi la canna in circa 6 pezzi. Cercando di assicurarti che il fondo di ogni pezzo sia il più possibile vicino a un nodo foglia.

Se vuoi per velocizzare la crescita puoi anche utilizzare un ormone naturale per il radicamento (acquistabile nei vivai). Lascia quindi la rosa in acqua per tutta la notte. Successivamente, immergi le estremità delle talee in esso e lasciali stare durante la notte. Il giorno seguente, pianta le talee in vasi di coccio con un terriccio di buona qualità, mettendo un po’ di sabbia sul fondo della buca, per facilitare il drenaggio.

Spruzza con dell’acqua le talee e anche il suolo e avvolgile in un sacchetto di plastica. Metti i vasi in una zona che riceve abbastanza luce solare, ma console non diretto e assicurati che il terreno sia sempre ben bagnato. In circa un mese, noterai le radici in crescita. Questo è il momento perfetto per trapiantare le talee in un luogo temporaneo al riparo dal sole delle ore calde.


Coltivare l’Okra

Okra è il curioso nome di una pianta di origine tropicale chiamata anche gombo dal cui fiore, simile a quello dell’ibisco, si sviluppa un ortaggio edibile. In Italia viene coltivata principalmente nella regione Lazio e in meridione, ma in coltura protetta è possibile coltivarla anche nelle regioni del nord.

Se parti dai semi devi accertarti che non abbiano più di un anno, altrimenti la germinazione non avviene. Se acquisti invece le piantine sceglile piccole, con poche foglie verdi e sane. In primavera quando la temperatura dell’aria si è assestata sopra i 12 gradi semina in piena terra. L’okra cresce in qualsiasi terreno, ma deve essere ben drenato, concimato ed esposto al sole. Eventualmente riscalda il terreno tenendolo coperto per qualche giorno con teli di nylon.

Semina a file, senza sotterrare troppo i semi, mantenendo la distanza di dieci centimetri tra uno e l’altro. Se vivi al nord semina al chiuso in vasi di torba all’inizio di marzo e trapianta le piantine all’aperto dopo circa sei settimane dalla germinazione. L’okra ha uno sviluppo in larghezza di almeno un metro, perciò quando le piantine si sono sviluppate devi diradarle togliendo quelle più deboli.

In estate annaffia con regolarità ogni settimana o anche più volte se la temperatura è molto elevata e aggiungi un po’ di letame maturo o un fertilizzante bilanciato ogni tre settimane. Il fiore è a calice color bianco crema con l’interno marrone e da esso si sviluppa il frutto che devi cogliere quando raggiunge la lunghezza di 6-8 centimetri. Non lasciarlo maturare di più perché diventa duro e immangiabile.

Per aumentare la produzione elimina le foglie sviluppate subito al di sotto del frutto e nelle zone dove la stagione calda dura più a lungo taglia, a metà estate, la pianta alla base, poi annaffia e concima: ricrescerà e produrrà nuovamente. La cimice è un insetto che può attaccare i frutti succhiandone la linfa. Toglile a mano e mettile in un vaso chiuso con acqua saponata. I frutti della okra sono utilizzati nella cucina internazionale, poco o niente nella cucina italiana, ma in questi ultimi anni con l’incrementare degli immigrati è iniziata la coltivazione per il consumo da parte di quest’ultimi.