Come Eliminare Erbacce e Foglie dal Giardino

Nel nostro giardino troviamo quasi sempre erbacce oppure delle foglie secche quando sta arrivando l’autunno. Se non siete esperti in giardinaggio ma vi piace comunque tenere pulito il vostro giardino, ecco una semplice guida fai da te per rendere il vostro giardino pulito e presentabile!

Se dobbiamo eliminare quelle brutte erbacce che crescono nel giardino oppure sotto gli alberi. Ecco come procedere. Prendete un rastrello, anche di quelli di plastica vanno benissimo, iniziate a pulire tutta la superficie del terreno rastrellandola, lasciate stare l’erba piantata, quella andremo a toglierla dopo.

Dopo che avremo rastrellato il terreno, andremo a estirpare tutte le erbacce, quindi prendiamo una falcetta con la mano destra, mentre con la sinistra andremo a tirare le erbacce in modo da tenderle per poi andare a fare un taglio per estirparle, fate così in modo da eliminare quelle più lunghe.

Una volta tolte le punte delle erbacce più lunghe, andremo a prendete il rastrello con bastone lungo e puliremo il resto rimasto. Per le foglie secche, sul mercato sono disponibili strumenti appositi. Per maggiori informazioni è possibile vedere questa guida sui soffia foglie pubblicata su questo sito. In alternativa, vi basta preparare una scopa fatta con dei ramoscelli e il gioco è fatto, prendete un bastone, raccogliete dei ramoscelli, tagliateli della stessa misura e fateci un fascio, per poi andarlo a collocare alla punta del bastone, e la scopa è fatta. Raccogliete le foglie secche con quella per fare in modo che non ne rimanga nemmeno una.


Quali Sono le Piante Aromatiche

La natura ci dona una varietà infinita di erbe aromatiche, indispensabile per dare quel tocco in più ai nostri piatti, aroma fresco, sano, direttamente dal nostro mini giardino.

Alloro
Pianta sempreverde l’alloro si può coltivare anche in vaso di 30-40 cm.
Si pianta in primavera o a settembre, vuole terreno ricco, posizione soleggiata o semiombreggiata, con un riparo al piede in caso di forti gelate.
Le sue foglie si usano in quantità limitate per spezzatini, ragù, carni grasse, selvaggina, legumi.
Ha proprietà digestive e sedative.

Crescione
Cresce vicino ai ruscelli.
Si può seminare in vaso in tutti i mesi dell’anno.
Le piantine spuntano dopo pochi giorni e si raccolgono quando raggiungono i 10 cm circa.
Richiede terreno ben concimato, da mantenere sempre umido, e un’esposizione molto luminosa se coltivato in casa.
Eliminare i fiori non appena si formano.
Le foglie si consumano crude con le insalate verdi e tritate con le patate.
Si possono anche aggiungere a una minestra per renderla più saporita.

Origano
L’origano arriva a 30-40 cm di altezza.
Si semina direttamente in terra o nel vaso, in primavera o in autunno, poi si sfoltiscono le piantine.
Vuole terreno leggero, misto a un terzo di sabbia, scarse ma regolari annaffiature, posizione molto soleggiata, riparata dal vento.
Almeno una volta all’anno è necessario potare drasticamente la pianta, a pochi centimetri da terra, per irrobustirla.
In cucina è indispensabile in moltissime ricette.

Prezzemolo
Coltivare il prezzemolo in vaso o in cassetta non troppo profonda, seminandolo da marzo ad ottobre e tenendo conto che impiega da 20 a 30 e più giorni per spuntare.
Richiede terreno ricco, ben lavorato, mantenuto umido sinchè le piantine non sono nate, riparando il contenitore dal sole troppo violento con una leggera stuoia.
Per farlo durare anche d’inverno, munirlo di protezione adatta, perché teme il gelo intenso.
Le foglie per il consumo si tagliano con la forbice vicino al terreno per non strappare le piantine che vegeteranno nuovamente.
Il prezzemolo è di larghissimo uso in cucina.
Il prezzemolo ha proprietà digestive, depurative, stimolanti l’appetito.

Rosmarino: il rosmarino può essere coltivato anche in vaso, ma al nord è necessario ripararlo nei mesi più freddi, perché teme il gelo.
Si moltiplica per talea semilegnosa di 15 cm in agosto e legnosa in marzo e settembre.
Vuole terreno sano e asciutto, meglio se con aggiunta di due terzi di sabbia.
La sistemazione ideale è a ridosso di una parete soleggiata, al riparo delle correnti d’aria.
In cucina è indispensabile per arrosti e grigliate di ogni tipo.

Rucola
La rucola si semina in primavera, in terreno sciolto, leggermente sabbioso, ben drenato, in posizione soleggiata.
Dopo 30-40 giorni dalla semina, quando le foglie raggiungono i 10-15 cm, si tagliano al piede e la pianta rivegeta.
In cucina si consuma mista a insalate verdi.

Salvia
Si semina a primavera e le piantine si mettono a dimora all’inizio dell’estate in terreno ben drenato, ricco, leggermente sabbioso.
Nelle località a inverno rigido è preferibile ripararla con un foglio di politilene trattenuto da bastoncini.
In cucina il suo uso è diffusissimo non soltanto con le carni, ma nei sughi, nelle salse, con le uova.
Si mangia persino fritta in olio e zuccherata.

Timo
Si semina in aprile-marzo, trapiantando le piantine non appena si possono afferrare facilmente.
Richiede terreno asciutto e calcareo, posizione molto soleggiata, annaffiature scarse ma regolari.
Si può riprodurre per divisione dei cespi in primavera o all’inizio dell’autunno, operazione indispensabile per rinnovare la pianta ogni 3-4 anni.
Per conservarlo secco tagliare i rami in giugno, prima della fioritura.
In cucina si usano i rametti apicali.

Erba cipollina
E’ una pianta perenne, di facile coltivazione.
Forma dei cespi di foglioline cave, filiformi, alte 15-20 cm, dall’aroma che è un compromesso tra l’aglio e la cipolla, ma più delicato.
Si semina da settembre ad aprile in terreno smosso, ricco e fresco, in posizione soleggiata o parzialmente ombreggiata.
Richiede frequenti annaffiature, ma non sopporta il gelo per cui, durante l’inverno, è preferibile tenerla in casa o in luogo riparato.
Le foglie si usano in cucina tritate per insaporire insalate, patate lesse, formaggi freschi, salse.

Maggiorana
Si semina in aprile interrando le piantine di 4-5 cm in terreno fertile e ben drenato.
Teme il freddo, va potata regolarmente, si moltiplica per talea, all’inizio dell’estate, tagliando alla base rametti lunghi 5 cm.
In cucina si usano i germogli e le foglioline novelle per insalate, legumi secchi (che rende più digeribili), uova, formaggi, carni, salse per il pesce.

Menta
Pianta molto usata nella medicina antica.
Tra le molte varietà, la menta piperita è sterile per cui si mettono a dimora in piena terra o in vaso, gli stoloni, una talea o una piantina acquistata dal vivaista, evitando di abbinarla nel contenitore con altre piante, essendo invadente.
Di facile coltivazione, vuole terreno ben concimato e fresco, in cui crescerà rapidamente, esposizione a mezzogiorno o ad ovest.
Le foglie, che si raccolgono per tutta la buona stagione (si possono anche surgelare), si usano nell’insalata di pomodori, negli spinaci, con le carni di maiale o per profumare le bibite.

 


Cosa Bisogna Sapere sui Funghi

Le specie fungine, che, per carnosità e dimensioni, possono essere prese in considerazione dal punto di vista alimentare sono in Italia circa 1.400.
Dall’aspetto esterno possono essere distinte in

Funghi tipicamente sprovvisti di gambo e di cappello.
Funghi di forma globosa o di uovo.
Funghi a forma di clava, di coppa, di orecchio, di alberello, di favo.

funghi

Sotto l’aspetto mangereccio, i funghi si distinguono, soprattutto, in mangerecci e velenosi, è da tener presente che, nello stesso genere botanico, si hanno specie dell’uno e dell’altro tipo, molto spesso di non facile distinzione tra loro.
Devono essere quindi raccolti da persone molto esperte, e che per pratica, sappiano distinguere le varietà mangerecce, e vendute tenendo conto dei regolamenti formulati dai decreti sanitari.
L’elenco base dei funghi eduli commerciabili è il seguente:

Prataiolo.
Ovolo, cocco, fungo imperiale.
Chiodini, famigliola buona, sementino.
Porcino, moreccio, ceppatello.
Pinarolo domestico.
Ditola rossa e gialla.
Gallinaccio, galletto.
Prugnolo, prugnolo bastardo.
Stecchino, spinarolo, dentino.
Bubbola, o puppola.
Vescia maggiore, vescia.
Agarico delizioso, lapocendro buono.
Spugnola gialla, trippetto.
Spugnola bruna.
Pioppino.
Tartufone.
Trifola bianca.
Tartufo del Perigord.
Tartufo nero di Norcia.

La pericolosità dei vari funghi è diversa, poiché, diversi sono i principi tossici in essi contenuti.
Tra i funghi sicuramente innocui e dotati di pregi alimentari e culinari sono: l’amanita cesarea, il porcino nero, la spugnola gialla, la russola o colombina maggiore, il tartufo bianco del Piemonte.
A questo gruppo appartengono anche il prataiolo e il gallinaccio, i quali però, sono meno pregiati dal punto di vista culinario.
Esistono circa 200 specie di funghi debolmente tossici, per esempio: il Boleto lurido, alcune specie di lattaio o di russula, che hanno in taluni casi provocato dei disturbi, ma che in altri casi sono stati ingeriti in discrete quantità senza provocare un minimo danno.

Tra i funghi tossici si considera massima la tossicità degli ovuli appartenenti al genere Amanita, dei quali soltanto l’amanita cesarea è mangereccia, mentre le altre specie sono tossiche, per la presenza di fallina che resiste ai processi di essiccazione e di cottura.
La fallina agisce, anche in dosi minime, dopo 48 ore di incubazione, con effetto il più delle volte, anche letale.
La specie più pericolosa è l’ovulo malefico.

Un gruppo di funghi è tossico per la presenza di una emolisina che viene però decomposta dal calore e dal succo gastrico; altri sono tossici per la presenza di acido elvellico anch’esso emolitico.
Tra questi ultimi è la Spugnola Bastarda, innocua se consumata cotta o disseccata.
In altri funghi, ad esempio nella Amanita Muscaria L., la tossicità è dovuta principalmente ad un alcaloide, la muscarina, che provoca vomito, sudorazioni, brachicardia, e collasso a brevissima distanza di tempo dalla ingestione.
Ad un altro alcaloide, ossia alla mico-atropina, è dovuta la tossicità dell’Amanita pantherina, che provoca stati di eccitazione, con secchezza delle fauci e delirio; l’incubazione è brevissima.
E’ particolarmente importante riconoscere e distinguere le Amanite commestibili, quali la cesarea, dalle Amanite commestibili, quali la cesarea, dalle Amanite pericolose.

Le Amanite pericolose presentano:

1) Fungo a forma di piccolo ombrello, con lamelle bianche appena sfumate in una tinta citrina o verde pallido.
2) Anello posto a tre quarti dalla base.
3) Volva racchiudente la base del gambo leggermente bulboso.

L’Amanita phalloides inoltre, ha un odore caratteristico, che ricorda quello della colla da falegname.
Da tener presente che il fungo è molto pericoloso quando ha ancora la forma di uovo, perché non si distingue dagli ovuli dell’Amanita cesarea.
Sarebbe utile tagliare l’ovulo a metà, se la sezione si presenta del tutto bianca, o munita da un esile lunetta citrina, si tratta di amanite verna o phalloides; se la lunetta è giallo zafferano si tratta dell’ovulo mangereccio.
Questo riconoscimento purtroppo, può eseguirlo soltanto un esperto, poiché è troppo tenue il limite che separa l’esemplare commestibile da quello molto tossico.

Bisogna inoltre tener presente che è sufficiente un gambo o un pezzo di cappello per provocare un’intossicazione, perciò, durante l’acquisto si deve esigere l’esemplare intero e non dei frammenti.
I funghi, anche se commestibili, vanno consumati entro le 24 ore dalla raccolta, è sconsigliabile utilizzare quelli nei quali la polpa ha cominciato a deteriorarsi, anche se è soltanto all’inizio; neppure quelli che presentano un succo lattiginoso, a meno che non siano rossastri.

In commercio si trovano funghi freschi spontanei e funghi freschi di coltura, funghi secchi in pezzi e in polvere, funghi conservati in salamoia, in aceto, in olio; funghi sterilizzati e surgelati.
Con i funghi vengono inoltre prodotti: estratti e concentrati.
I funghi spontanei sono quelli che si raccolgono nei boschi delle regioni collinari e sub-montane.
In Italia le località più tipiche per la produzione dei funghi si trovano nelle zone prealpine del Piemonte, in Valtellina, in Toscana e in Calabria.

Limitatamente al Prataiolo, si è largamente diffusa la coltivazione artificiale che può essere condotta seguendo tre tecniche diverse.

1) Secondo il sistema francese, la coltura è fatta in sotterranei, cave, grotte, su letti a “cumuli” di letame fresco.
2) Secondo il sistema americano, la coltura avviene in costruzioni e ambienti fuori terra, ove la coltura è realizzata in cassette o ripiani, con letti di substrato pastorizzato.

Seguendo un sistema misto, ossia, iniziando la coltura col sistema americano, e trasportando il letto dopo lo sviluppo del micelio, in sotterranei nei quali si fa crescere il fungo.

I funghi essiccati vanno commerciati in sacchetti costituiti da materiali idonei a preservare il contenuto dall’umidità dell’aria.
Dal punto di vista alimentare, i funghi sono pregiati soprattutto per l’aroma, per il singolare profumo, per i gradevoli piatti che con essi si possono cucinare.
Dal punto di vista nutritivo i funghi freschi non apportano che modeste quantità di principi nutritivi, mentre quelli secchi ne hanno un contenuto apprezzabile.

Funghi freschi
Acqua 90,40 – protidi 2,70 – lipidi 0,30 – glicidi 4,40 – calorie 28.

Funghi secchi
Acqua 25,00 – protidi 36,68 – lipidi 2,70 – glicidi 34,51 – calorie 155.

Le vitamine e i sali minerali sono presenti in modeste quantità nei funghi freschi, mentre sono assenti in quelli essiccati.
Si tratta di un alimento ricco in sostanze proteiche, le cui proteine contengono tutti gli aminoacidi essenziali; solamente gli aminoacidi solforati e il triptofano sono presenti in quantità limitata.
In sostanza, però, si può dire che si tratta di ottime proteine ad elevato valore biologico.
Il prezzo dei funghi è piuttosto alto e, di conseguenza, il consumo è limitato, quindi, i funghi non possono essere valutati per l’apporto nutritivo, ma piuttosto come un gradevole complemento.

 


Le Caratteristiche dei Tartufi

Il nome Tartufo ha provenienza latina e significa tubero di terra, nello specifico si tratta di funghi dal profumo e dal sapore caratteristico e molto apprezzato.

Tra le caratteristiche principali hanno quella di essere completamente sotterranei, infatti il tartufo vero e proprio altro non e’ che il corpo fruttifero del fungo che a differenza dei funghi piu’ comuni cresce sottoterra. Un’altra caratteristica e’ il loro stile di vita, infatti vivono nella stragrande maggioranza dei casi in simbiosi con le radici di alcune piante.

Questa loro particolarita’ unita alle precise esigenze ambientali rende questo fungo difficile da trovare, limitato alla presenza in alcune zone tipiche e soprattutto difficile, se non impossibile, da coltivare. Sebbene in questo senso si stanno facendo molti progressi non e’ ancora cosi’ semplice “piantare” dei tartufi nel proprio giardino.

Le piante con cui solitamente entrano in simbiosi sono querce, pioppi, tiglio, ma anche faggio, castagno e cisto, piu’ raramente con il nocciolo.

Era l’800 quando, sembra proprio per fare alcuni studi sui tartufi, si scopri’ una strana associazione tra le radici di alcune specie di piante superiori e il micelio dei funghi, sebbene questo tipo di convivenza fu notata gia’ da Teofrasto ancor prima della nascita di Cristo.

Successivi studi verificarono come tra le piante superiori e i funghi si realizzasse una sorta di reciproco aiuto nel reperimento delle sostanze nutrive, tale associazione infatti viene definita simbiosi, dove cioe’ ogni singola specie che vi fa parte ne trae vantaggio senza causare danni alle altre specie.

In particolare cio’ che avviene e’ che i filamenti che costituiscono il micelio del fungo, ossia le ife vanno a sostituire parzialmente o del tutto i peli radicali della radice, favorendo il reperimento delle sostanze nutritive semlici e dell’acqua, infatti e’ stato dimostrato come questa simbiosi sia favorita negli strati di terreno in cui e’ piu’ forte la presenza di sostanza organica che necessita di essere demolita in sostanze semplici affinche’ le piante possano utilizzarla.

In cambio ovviamente il fungo ottiene dalla pianta i composti elaborati necessari alla sua sopravvivenza.

Si e’ visto come nelle radici degli alberi micorrizati dal tartufo si crea un vero e proprio mantello di ife al punto da far si che la radice stessa non sia a diretto contatto col terreno.

Proprio questa caratteristica sta favorendo gli studi nel campo della coltivazione del tartufo, infatti buoni risultati si sono ottenuti coltivando piante con cui caratteristicamente il tartufo entra in simbiosi, piante che prima di essere piantate sono state “inseminate” con le spore del fungo. Ma ancora molto c’e’ da fare prima di arrivare ad una coltivazione massiccia del tartufo, e soprattutto sono altri fattori che comunque entrano in gioco.

Abbiamo visto come affinche’ ci siano i tartufi e’ necessario che ci siano alcune piante con cui questo fungo e’ in grado di creare una simbiosi. Ma questa esigenza non e’ da sola sufficiente a garantirne la presenza, un fattore importante e’ anche quello ambientale.

Prediligono i terreni calcarei, argillosi, non troppo soleggiati e un clima tendenzialmente temperato.

Il tartufo bianco o di Alba, Tuber magnatum, che e’ quello piu’ pregiato, matura i propri frutti in autunno-inverno, cresce allo stato spontaneo in Piemonte, il peso dei singoli tartufi puo’ variare da pochi grammi a qualche centinaio, ma la possibilita’ di trovarne particolarmente grandi e’ piuttosto remota. Il tartufo nero o di Norcia, Tuber malanosporum invece matura i prorpi frutti anche a primavera inoltrata.

Chi volesse cimentarsi nella raccolta dovra’ armarsi di molta pazienza e affidarsi alla fortuna, infatti i luoghi dove sono piu’ presenti sono custoditi gelosamente dai conoscitori, sara’ comunque impossibile avere successo senza l’aiuto del fiuto di un buon cane addestrato.

Una volta che il cane ha fiutato il tartufoe comincia a scavare sara’ bene allontanarlo e proseguire nell’opera con pazienza e attenzione, prima di utilizzarlo va solo delicatamente spazzolato al fine di eliminare ogni residuo di terriccio.

Crudi, utilizzati in piatti svariati, affettati, tagliati a dadini o grattuggiati, gli usi e gli accostamenti sono davvero infiniti, un modo interessante ad esempio di mantenere un tartufo per qualche tempo e’ quello di ricoprirlo con del riso, quest’ultimo alla fine assorbira’ il suo caratteristico profumo regalando un risotto eccezionale.

Dal punto di vista nutrizionale contiene numerosi componenti, spiccano un buon livello di proteine e sali minerali, risulta facilmente digeribile, anche perche’ non se ne ingeriscono quantita’ elevate. Un’ultima nota, sembra che gia’ da tempi antichi il tartufo fosse apprezzato per le sue caratteristiche afrodisiache.

Una curiosita’: L’inconfondibile profumo e caratteristico aroma spinge gli animali selvatici a mangiare i tartufi, questo favorisce la diffusione delle spore e quindi la sua riproduzione.


Cosa Sono le Tapezzanti

L’uso delle specie tappezzanti nasce da esigenze diverse, alcune anche piuttosto pratiche. In linea generale l’uso e’ rivolto alla copertura di piccole aree, alla creazione di bordure o piccole chiazze colorate nel giardino o nelle aiuole.

Un uso che riscontra un certo interesse nella pratica giardinieristica e’ sicuramente quello di sostituzione alle essenze da prato o per il controllo delle infestanti. E’ evidente che la spinta a ricorrere alle piante tappezzanti scaturisce in tutti quei spazi dove altre soluzioni sono mano o affatto adatte. Immaginiamo una scarpata, o uno spazio un po’ in ombra e non particolarmente frequentato, in questi, e in molti altri, casi pensare ad un prato potrebbe essere troppo dispendioso in termini di lavoro, oppure poco produttivo, o anche solamente troppo scomodo.

Scelto il luogo, in cui inserire le tappezzanti, sara’ necessario provvedere ad una accurata rimozione di tutte le infestanti presenti, comprese le radici, e’ bene assicurarsi che questa lavorazione sia compiuta in modo efficace. Successivamente si procede ad una buona concimazione organica con conseguente interramento. In base alla scelta delle specie vegetali piu’ idonee e piu’ gradite si procedera’ alla loro messa a dimora rispettando la giusta distanza tra le piante. Va tenuto presente comunque che sono necessarie un buon numero di piantine che andranno seguite con una certa costanza per almeno i primi due anni, successivamente pero’ si potranno lasciare indisturbate.

Per avere ancora meno lavoro si potrebbe pensare ad un sistema di irrigazione con tubi gocciolanti o con piccoli spruzzatori.

La scelta delle piante va indirizzata in base alle caratteristiche climatiche dello spazio verde e in base ai propri gusti, di seguito un breve elenco delle specie piu’ comuni.