Coltivare l’Okra

Okra è il curioso nome di una pianta di origine tropicale chiamata anche gombo dal cui fiore, simile a quello dell’ibisco, si sviluppa un ortaggio edibile. In Italia viene coltivata principalmente nella regione Lazio e in meridione, ma in coltura protetta è possibile coltivarla anche nelle regioni del nord.

Se parti dai semi devi accertarti che non abbiano più di un anno, altrimenti la germinazione non avviene. Se acquisti invece le piantine sceglile piccole, con poche foglie verdi e sane. In primavera quando la temperatura dell’aria si è assestata sopra i 12 gradi semina in piena terra. L’okra cresce in qualsiasi terreno, ma deve essere ben drenato, concimato ed esposto al sole. Eventualmente riscalda il terreno tenendolo coperto per qualche giorno con teli di nylon.

Semina a file, senza sotterrare troppo i semi, mantenendo la distanza di dieci centimetri tra uno e l’altro. Se vivi al nord semina al chiuso in vasi di torba all’inizio di marzo e trapianta le piantine all’aperto dopo circa sei settimane dalla germinazione. L’okra ha uno sviluppo in larghezza di almeno un metro, perciò quando le piantine si sono sviluppate devi diradarle togliendo quelle più deboli.

In estate annaffia con regolarità ogni settimana o anche più volte se la temperatura è molto elevata e aggiungi un po’ di letame maturo o un fertilizzante bilanciato ogni tre settimane. Il fiore è a calice color bianco crema con l’interno marrone e da esso si sviluppa il frutto che devi cogliere quando raggiunge la lunghezza di 6-8 centimetri. Non lasciarlo maturare di più perché diventa duro e immangiabile.

Per aumentare la produzione elimina le foglie sviluppate subito al di sotto del frutto e nelle zone dove la stagione calda dura più a lungo taglia, a metà estate, la pianta alla base, poi annaffia e concima: ricrescerà e produrrà nuovamente. La cimice è un insetto che può attaccare i frutti succhiandone la linfa. Toglile a mano e mettile in un vaso chiuso con acqua saponata. I frutti della okra sono utilizzati nella cucina internazionale, poco o niente nella cucina italiana, ma in questi ultimi anni con l’incrementare degli immigrati è iniziata la coltivazione per il consumo da parte di quest’ultimi.

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